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Sotto il manto della Dea

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Sotto il manto della Dea, come ogni donna è mia sorella e mia figlia e mia madre,
ogni uomo deve essere per me padre e amante e figlio...
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Utente: Neferkr
" Come si può descrivere la preparazione di una Sacerdotessa? Ciò che non è ovvio è segreto. Coloro che hanno percorso la stessa strada lo sanno, e coloro che non l'hanno percorsa non lo sapranno mai."
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You are The High Priestess

Science, Wisdom, Knowledge, Education.

The High Priestess is the card of knowledge, instinctual, supernatural, secret knowledge. She holds scrolls of arcane information that she might, or might not reveal to you. The moon crown on her head as well as the crescent by her foot indicates her willingness to illuminate what you otherwise might not see, reveal the secrets you need to know. The High Priestess is also associated with the moon however and can also indicate change or fluxuation, particularily when it comes to your moods.

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venerdì, 12 giugno 2009
APE
La mitologia assegna ad Aristeo il merito di aver trasmesso agli uomini l’arte dell’apicoltura; ciò non significa che prima di lui il genere umano non avesse saputo trarre vantaggio dal lavoro delle api. Prima dell’agricoltura e dell’allevamento l’uomo viveva dei proventi della caccia, della pesca e della raccolta di prodotti vari, tra cui il miele contenuto nei favi delle api selvatiche. Le isole e i paesi rivieraschi del mediterraneo, un tempo più verdeggianti di quanto non lo siano oggi, fornivano abbondante messe di questo prodotto. L’uomo preistorico dovette considerare le caratteristiche del miele e dell’insetto che lo produceva e le utilizzò come simboli delle proprie concezioni religiose, magiche e trascendenti. Diversamente da ciò, non sapremmo spiegarci tutti i miti e le storie con le api e il miele, che hanno interagito con le vicende umane dei popoli protomediterranei. Una di queste storie è racchiusa nell’Odissea di Omero, là dove il poeta descrive una simbolica grotta (Od. 13, 102-112):

In capo al porto vi è un’olivo dalle ampie foglie: vicino è un’antro amabile, oscuro, sacro alle Ninfe chiamate Naiadi; in esso sono crateri e anfore di pietra; lì le api ripongono il miele. E vi sono alti telai di pietra, dove le Ninfe tessono manti purpurei, meraviglia a vedersi; qui scorrono acque perenni; due porte vi sono, una, volta a Borea, è la discesa per gli uomini,l’altra, invece, che si volge a Noto, è per gli Dei e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli immortali.

Tutto il testo citato è stato minuziosamente ed esotericamente commentato dal neoplatonico Porfirio di Tiro. Ci limiteremo pertanto a ricordarne il senso: la caverna è un’immagine del cosmo; essa è oscura perchè i misteri non sono in evidenza ma allo stesso tempo amabile perchè vi si tessono e intrecciano le forme vitali. A quest’ultime sono preposte le ninfe dell’elemento acqueo, le Naiadi. La tessitura di manti purpurei è un simbolo della nascita corporea. La porta di Borea è l’uscita dalla vita umana, verso un nuovo ciclo metempsicotico, destino comune a quasi tutti gli uomini. La porta di Noto, quella divina, è riservata agli iniziati, a coloro che hanno saputo svincolarsi dai lacci della materia bruta. Come fare per imboccarla? Il segreto è tutto nell’immagine delle api che immagazzinano il miele nell’oscurità della grotta.

Per “api” gli antichi hanno simboleggiato esclusivamente quelle anime che non tendono verso la generazione carnale: “Però non chiamano api indistintamente tutte le anime che scendono nella generazione — scriveva Porfirio - ma solo quelle destinate a ritornare di nuovo al luogo di origine”. Queste anime/api mettono da parte, cioè nell’incorporeo, il ‘miele’ ed in tal modo accumulano l’energia necessaria al Corpo di Gloria per imboccare la porta di Noto. Cosa intendevano gli antichi per “miele”? Porfirio lo dice quasi esplicitamente: “il piacere che deriva dall’unione sessuale”. L’espressione è esatta ma al tempo stesso generica quanto basta per lasciare al simbolismo tutta la sua plurivalenza. Don Juan, citato da Castaneda, conferma ai nostri giorni che il “guerriero”, leggi l’”iniziato”, per conquistare il supremo bene - la libertà -deve risparmiare energia sessuale. Che poi questo risparmio si possa attuare attraverso le stesse strade che servono ad altri per dissiparla, è forse la ragione per cui si è tenuto riservato per tanto tempo l’argomento. In greco “melissa” (=colei che da il miele) significa “ape”, ed era anche il nome di una confraternita di sacerdotesse di Demetra; della stessa Luna che era considerata presiedere alla generazione; e di un gruppo di ninfe - a testimoniare la valenza erotica di questo particolare contesto mitologico. Ancor prima di Omero, nel mondo cretese, le tombe avevano forma di favo, quale ‘alveare’ delle anime/api e molte raffigurazioni, dal culto di Hermes a quello di Mithra, ci rappresentano l’anima come un’ ape; ma solo quelle degli iniziati. Virgilio (Geor. 4,281) tramanda a riguardo un curioso mito che, interpretato letteralmente, ha fatto credere ancor più che gli antichi avessero una mentalità rozza e primitiva, per via del fatto che noi moderni, con la nostra mentalità rozza e sofisticata allo stesso tempo, non siamo in grado di concepire che ci si possa esprimere per allegorie poco democratiche, cioè non destinate a tutti. Questo mito, cui abbiamo già accennato trattando del toro, narra che le api nascerebbero dalle carcasse in putrefazione dei tori! Ma il toro è la luna, archetipo di feracità e fecondità. Da questa luna/toro o bue scaturiscono le anime/api che si dirigono verso un diverso ciclo di esistenza. Dato per certo che l’ape è l’anima trasumanante, il miele che queste ripongono e sebano nei favi non può che essere l’energia che attua il passaggio anima-corpo-anima e che è veicolata, alla nascita, dal liquido seminale. In sanscrito “miele” si dice “madhu”, che significa pure “effetto”, conseguente all’attività dell’anima/ape che “ronzando” — questo verbo si riferisce ad uno stato di coscienza alterata — raccoglie il miele caduto dal cielo sui fiori — tale era la credenza sull’origine del miele , e lo ripone nell’alveare (=corpo). Nel mito omerico commentato da Porfirio gli insetti che ripongono il miele nei favi/corpi vanno a significare che è contenendo e non disperdendo il miele’ che l’essere incarnato può aspirare ad una vita immortale. Come si credeva che le api nascessero dalle carcasse dei bovidi in decomposizione, così si pensava che il miele cadesse dal cielo, secondo una significativa allegoria. Essendo l’essenza che veicola la vita, il ‘miele’ è anche la dolcezza pericolosa della seduzione erotica, come aveva scritto Porfirio, dell’ebrezza che avvolge nell’oscurità o che porta all’illuminazione della conoscenza. In un frammento orfico (154 Kern) la Notte suggerisce a Zeus il modo per attaccare il padre Crono:

quando tu lo veda sotto le quercie dalle alte foglie

ubriaco per il frutto del lavoro delle api ronzanti
.

Porfirio così commenta: “Per i teologi la dolcezza del miele, con la quale Crono viene tratto in inganno per essere poi castrato, rappresenta il piacere che deriva dall’unione sessuale”. Secondo un mito, Afrodite si unì con Anchise mentre ronzavano loro intorno delle api. La stessa Cybele, l’Afrodite frigia del monte Ida, era adorata come ape regina ed i suoi sacerdoti si castravano (“emasculabantur” scrive Servio) in un’estasi mistica. Anche la cretese Melissa o Melitta era la dea nel suo aspetto di ape regina, di governatrice e dispensatrice di anime. Come tale aveva un paredro a lei associato nel culto e che spesso soccombeva, dovendo rappresentare l’eterno ciclo di nascita e morte, cui solo la dea sovrastava assieme a coloro che erano partecipi dei suoi riti misterici. Pare che uno dei principali luoghi di culto della dea-ape fosse in Sicilia, sulle falde del monte Erice. Noi sospettiamo che in tempi pre-classici tale luogo fosse situato nell’arcipelago maltese; Malta, in greco, significa d’altronde “quella del miele”. In tale arcipelago vi sono imponenti resti di templi megalitici consacrati alla dea in cui si possono riscontrare, come noi abbiamo fatto di persona, delle straordinarie similitudini col disegno degli alveari e della vita al loro interno. Cicerone dovette scrivere un’invettiva contro il (mal)governatore dell’isola, Verre, che aveva fatto man bassa di tutto il pregiatissimo miele che ivi si produceva: fu forse il primo caso di “mani pulite” storicamente accertato...







(dal dizionario ideologico di paganesimo di Vittorio Fincati)
postato da: Neferkr alle ore 19:44 | Permalink | commenti
categoria:simboli

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