Sotto il manto della Dea, come ogni donna è mia sorella e mia figlia e mia madre, ogni uomo deve essere per me padre e amante e figlio...
Mi racconto
" Come si può descrivere la preparazione di una Sacerdotessa?
Ciò che non è ovvio è segreto. Coloro che hanno percorso la stessa strada lo sanno, e coloro che non l'hanno percorsa non lo sapranno mai."
The High Priestess is the card of knowledge, instinctual, supernatural, secret knowledge. She holds scrolls of arcane information that she might, or might not reveal to you. The moon crown on her head as well as the crescent by her foot indicates her willingness to illuminate what you otherwise might not see, reveal the secrets you need to know. The High Priestess is also associated with the moon however and can also indicate change or fluxuation, particularily when it comes to your moods.
Possa una stella Risplendere su di te. Possa quando l'oscurità scende Il tuo cuore essere puro. Percorri un sentiero solitario Oh, quanto sei lontano da casa.
È arrivata la notte Abbi fede e troverai la tua strada. È calata la notte C'è una promessa che ti sorregge
Possa il richiamo delle ombre Volarsene lontano. Possa il tuo viaggio continuare Alla luce del giorno. Quando la notte sarà sconfitta Potrai alzarti per trovare il sole.
È arrivata la notte Abbi fede e troverai la tua strada. È calata la notte C'è una promessa che ti sorregge.
La presenza della Shakti nel fuoco del Cuore di Daniel Odier
Leggiamo nei tantra, quasi sempre dialoghi tra Shiva e Shakti, che queste due essenze non sono separate, ma formano un tutt'uno inscindibile. Lo troviamo citato chiaramente nel Vijñânabhaïrvatantra:
"La pura felicità è la non differenziazione tra il tantrika e l'universo, lui soltanto è la Shakti.". Poi Shiva continua: "Poiché non vi è più differenza tra la Shakti e colui che la possiede, né tra sostanza ed oggetto, la Shakti è identica al Sé. L'energia delle fiamme non è altro che il fuoco.". E infine: "Colui che accede alla Shakti coglie la non distinzione tra Shiva e Shakti e oltrepassa la porta di accesso al divino. Così come si riconosce lo spazio illuminato dai raggi del sole, allo stesso modo si riconosce Shiva grazie all'energia della Shakti che è l'essenza del Sé.".
Questi pochi meravigliosi passaggi del nostro testo base per lo yoga tantrico, insieme al Kaulajñananirnayatantra di Matsyendranath, ci aprono un orizzonte dove la presenza femminile sfugge alla dualità femminile/maschile per accendersi come la presenza illuminante intima continua nel Sé. La Shakti è allora vissuta come la potenza della rivelazione interiore, come l'estasi più alta. Non si tratta più di opporre femminile-maschile in quanto legati all'identità sessuale degli esseri, ma di integrarli a livello sottile come essenza del Sé.
La Shakti è al contempo la manifestazione dell'estasi non rivelata e la via che ivi conduce. E' la porta di ciò che i tantra chiamano "Realtà".
La Dea Tripura nel Tripurarahasya dice "è reale ciò che non si allontana mai dalla propria natura." E' reale ciò che non si allontana mai dalla Shakti.
Tripura ci confida un altro segreto: "Il mezzo per giungere alla liberazione suprema è desiderarla con passione. Supponendo che tale passione sia divenuta totale ed esclusiva, nessun altro mezzo è necessario."
In poche righe tutto il mistero della via tantrica è così svelato: la passione è la via d'accesso, la Shakti è la porta che conduce al cuore vibrante del tantrika, Questo cuore è un fuoco continuo in cui sono gettati come offerta tutti i colori delle manifestazioni. E' il senso profondo della pratica meditativa che Sambunatha insegnò ad Abhinavagupta assicurandogli che questa era la pratica "della Realtà incomparabile" dove gli oggetti sensoriali sono riconosciuti come identici alla coscienza suprema. "Medita sul contatto amorevole dei livelli della realtà avvolti nella coscienza assoluta e fusi in uno con essa, come il cuore di un albero di banane." E termina poi senza più lasciare alcun dubbio: "La Coscienza è la Shakti. Questa pratica è tra le più elevate, essa conduce al supremo."
Quando diciamo che la passione è la porta d'accesso, può nascere una confusione, è tutta la bellezza del tantrismo e la ragione del suo travestimento. Houwei.hai, un grande maestro Chan, affronta direttamente il baratro: "Se suscitate dualità è la passione volgare. La dualità svuotata, è la passione sacra."
Per accedere alla Shakti è necessario aprire una terza strada, che non è né quella della ragione, né quella dei sensi, ma quella dell'intuizione creativa che rappresenta la punta più alta del tridente. E' l'unione della sfera razionale e della sfera sensoriale, è al culmine della potenza, è il marchio fremente della Shakti. In questo scambio intenso nella profondità del Sé non dimentichiamo la Shakti incarnata, al contatto della quale la nostra Shakti sottile può entrare in vibrazione e aprirsi allo Spanda, il fremito, e che noi scopriamo divenendo Adoratori, Fedeli d'Amore. L'adorazione della Shakti non è vincolata all'appartenenza sessuale, costituisce il nocciolo di ogni essere, uomo o donna, e quando grazie all'amore tocchiamo tale livello sottile, riceviamo la rivelazione del nostro nocciolo divino. L'amore mistico è l'unione dell'amore fisico e dell'amore spirituale, rappresenta il ramo più alto del tridente. Non c'è più differenza tra il carnale e lo spirituale, che si fondono nell'amore mistico. E' ciò che chiamiamo la "Grande Unione". Questo amore ci rivela l'assenza della paura, l'assenza del limite, che si uniscono al coraggio di lasciar esplodere il nostro essere statico e dinamico che si apre allora al fremito, alla presenza della Shakti, al fuoco del cuore che consuma ogni manifestazione.
"Oh voi che siete corrotti dalla morte dentro la vostra stessa pelle! Alla voce dell'Amato ritornate dal non-essere. Assoluta, questa voce proviene dal Signore d'Amore"
Raggiungi il lago del puro piacere. dove i pesci dagli occhi dorati dell’acuta percezione si moltiplicano, dove gli uccellini apprendono a volare, e tutto è imperturbabile rilassamento, al di là di ogni limite.
"Una volta una donna anziana chiese al Buddha come potesse meditare. Lui le rispose di stare attenta a ogni movimento che faceva con le mani mentre prendeva l'acqua dal pozzo, sapendo che se l'avesse fatto, presto si sarebbe trovata in quello stato di calma attenta e spaziosa che è la meditazione". (Sogyal Rinpoche)
"Voi credete di conoscere l'acqua e il fuoco, ma li conoscerete veramente solo quando sarete in grado di vederli nella loro dimensione cosmica, come i due principi della Creazione. La loro attività è simboleggiata dalla croce. La linea orizzontale rappresenta il movimento del principio femminile - l'acqua - che ha sempre la tendenza ad estendersi, a spandersi sulla superficie del suolo, occupando il maggior spazio possibile. La linea verticale rappresenta l'attività del principio maschile - il fuoco - che, al contrario, ha la tendenza a concentrarsi e a slanciarsi verso l'alto. L'acqua è dunque legata alla superficie, e il fuoco all'altezza. Queste due direzioni, orizzontale e verticale, sintetizzate dalla figura della croce, sono quelle che meglio rappresentano l'attività dei due principi, maschile e femminile, nella Creazione e nelle creature. L'Universo è pieno di questo simbolo."
E' il centro della massima iniziazione al femminile. L'aspetto al femminile era rappresentato con 3 figure fondamentali: la prima vicina all'umano ISIDE, perché era quella che generava(amore materno), la seconda è HATHOR, dea della bellezza, della poesia, del godimento e la terza SEKHMET, verità bruciante, giustizia ad ogni costo; non veniva mai invocata, perché, se invocata, portava la giustizia, ma era anche dea della guarigione, aveva la gestione del famoso raggio verde, energia rigeneratrice portatrice di salute e di forza. Il Tempio di Hathor è bellissimo. Le colonne con capitello che raffigurano la dea Hathor si alzano imponenti per 18 metri, sul soffitto della sala ipostila, che conserva i colori originali, possiamo notare la figura della dea Nut creatrice del sole, e dopo aver attraversato la sala dell'apparizione e quella delle offerte si giunge al Naos, attorno al quale vi è il corridoio dei misteri, che noi attraversiamo ammirando le undici cappelle attigue sulle quali è descritta l'iniziazione ai misteri hathorici. Il Prof. Seri viene avvicinato da un nubiano di guardia che lo guida verso una botola sul pavimento (all'interno di una delle 11 cappelle), lo seguiamo, ci fa scendere per una scala di legno non molto sicura, ci troviamo di fronte ad un cunicolo molto basso, ci dobbiamo sdraiare per potere entrare; ci troviamo in delle cripte decorate di una bellezza unica ed il prof. Seri ci spiega che proprio lì venivano portate le sacerdotesse e che su quelle pareti vi erano tutti gli insegnamenti che dovevano ricevere. Era lì che dovevano rimanere finchè non avevano appreso tutto. Siamo usciti da quelle cripte e da una scala siamo saliti sul tetto per andare a visitare la cappella occidentale di Osiride dove originariamente vi era il famoso "zodiaco" conservato al museo del Louvre a Parigi, al suo posto una copia ben fatta; un guardiano ci dice che quella era la stanza riservata per le imbalsamazioni. Usciti siamo saliti sul tetto e da lì abbiamo ammirato tutto il complesso, il Tempio di Iside-Hathor, il Mammisi di Nectanebo, i resti del Mammisi di Augusto, i resti del Sanatorium, il lago sacro. Scesi, siamo andati a visitare il Mammisi di Nectanebo, che è quello meglio conservato: sulle pareti affrescate, tra tante immagini, si nota Iside che allatta Horus. E' stata una giornata ricca di significati, che rimarrà per sempre nella nostra mente, nel nostro cuore, ma sapevamo anche che non era finita perché dovevamo ancora ricevere tanti altri "input". E così è stato. Il Gran Hyerophante (prof. Giancarlo Seri), ci ha parlato di Abydos, di Dendera e dei riti di iniziazione che vi si svolgevano, della teologia che si basa sull'Enneide, di Atum il primo autogenerato, l'Essere completo, maschile e femminile in potenza ed in atto, che concepisce e genera e rappresenta la collina primordiale; di Tefnut e Shu, 1a coppia primordiale, generati da Atum, o meglio Shu ,che è il principio dell'aria, "sputato", e Tefnut, che rappresenta il fuoco, la vulva umida, "espettorato"; Shu preferisce l'aspetto maschile, Tefnut quello femminile. E poi vengono Nut e Geb , 2a coppia primordiale; Nut è il cielo, e per gli egizi il cielo è esclusivamente femminile, Geb è la terra, prettamente maschile. E infine Nephtys - Seth - Iside - Osiride, figli di Nut e Geb - gemelli, al maschile Seth e Osiride, al femminile Nephtys e Iside. Seth è la negatività, è il nemico della luce, è il dio dei temporali, ma è anche l'equilibrio tra il positivo ed il negativo. Nephtys, sorella e moglie di Seth, madre di Anubi, rappresenta l'invisibile; Iside, madre simbolica, protegge la regalità, maga , iniziatrice, dà la vita a Horus, ma spiritualmente la dà anche ad Osiride, suo sposo. Rappresenta il visibile. Osiride, fratello e sposo di Iside, rappresenta la morte-rinascita, promette la vita eterna, è il signore della Duat, il cielo stellato, stringe nelle mani i simboli del potere (flagello e bastone ricurvo) e giudica il defunto durante la pesatura dell'anima; è avvolto da bende, è mummiforme, le bende sono di colore nero che simboleggia il regno dei morti, a volte verde per simboleggiare la resurrezione. Figlio di Iside e Osiride è Horus. Rappresentato come uomo con la testa di falco, è il vendicatore di Osiride che ristabilisce l'equilibrio del mondo, è la perfezione, è simbolo della luce interiore, incarna la trascendenza. Horus ha quattro figli, Duamutef, Quebehsenuf, Hapy e Amset. I vasi canopi hanno le loro effigi. Duamutef, con la testa di cane, protegge lo stomaco, Quebehsenuf con la testa di falco protegge gli intestini, Hapy con la testa di cane, insieme a Nefti, i polmoni e Amset con testa umana, assieme ad Iside, il fegato.
Festa del Bell’Incontro http://www.hethert.org/reunion.htm
Hathor era considerata come moglie di Herw (Horus) e il suo tempio a Dendera celebrava l’unione “Festa del Bell’Incontro”, hb n sxn nfr ("heb en sekhen nefer") di Hathor e Herw assieme al tempio di Horus a Edfu. Entrambi i templi condividono informazioni circa questa festa nelle iscrizioni che ricoprono le loro pareti. Ona volta all’anno durante il terzo mese di Shomu, la stagione del Raccolto, Hathor avrebbe compiuto un viaggio sulla sua Barca Sacra più di 100 miglia a Sud per riunirsi a Horus. Il viaggio durava quattro giorni, e cinque imbarcazioni più piccole con le vele spiegate avrebbero rimorchiato controcorrente la grande barca di Hathor, portando la barca sacra della processione con la sua santa rappresentazione della Dorata.
Il nome della barca dorata di Hathor era nb(.t) mrwt, con il significato di "Signora dell’Amore". L’intero clero del tempio di Dendera era presente alle cerimonie che celebravano la sua partenza da Dendera. Uno scriba dei testi sacri e i suoi shemsw (seguaci) accompagnavano la barca e stavano con essa durante i quattro giorni del suo viaggio. Mentre viaggiava verso sud, la processione attirava pellegrini da entrambe le città ed anche oltre, ed alla processione stessa venivano inviati delegati locali delle maggiori città.
La prima fermata durante il viaggio era al tempio di Asherw a Karnak, dove Hathor avrebbe visitato la dea Mut. Al secondo giorno si visitava il santuario della dea Anukis a Per-mer, ed al terzo giorno Hathor raggiungeva l’antica città di Nekhen (Hierakonpoli). Al momento di questa fermata essa era raggiunta dall’Horus locale che la accompagnava per il resto del giorno fino a Djeba (Edfu). Mentre la processoine di Hathor si stava avvicinando a Edfu, Horus di Edfu (affiancato da Khonsw) se ne usciva con la sua propria barca processionale per incontrare la sua Consorte. Questo incontro accadeva a Wetjeset-Hor (Wtcheset-her, wTst-Hr, “il posto dove Horus è adorato ad alta voce“) collocato a nord di Edfu.
Nei testi cosmogonici di Edfu, Wetjeset-Hor è il sito originale della collina primordiale della creazione, dove fu piantato il giunco e sopra il quale il Netjer (il demiurgo) si posò per dare luogo all’atto della creazione. Il tempio si sviluppò attorno a questo punto consacrato. E’ quindi appropriato che l’incontro di Hathor e Horus avvenga in questo luogo santo, perché il frutto della loro unione coniugale simboleggia la nuova vita, la fertilità e la rigenerazione. L’arrivo di Hathor e di Horus a Wetjeset-Hor era accompagnato dalle offerte dei primi frutti del raccolto e dai rituali per determinare il tempo più favorevole e opportuno per il momento della partenza dal tempio.
Le barche di entrambi, Hathor e Horus, quindi veleggiavano a jAt-Geb ("la Collina di Geb") dove venivano effettuate offerte in gran copia. Alla fine, mentre iniziava a scendere la sera, in questo giorno della Luna Nuova, le imbarcazioni arrivavano al tempio di Edfu, accolte entusiasticamente dalla folla in attesa, assembratasi per l’importante occasione. A questo punto entrambe le sacre statue venivano poste assieme nel santuario del tempio e iniziavano quattordici giorni di rituali e celebrazioni. Le immagini di Hathor e Horus venivano portate in processione, la mattina seguente, fino alla cappella a cielo aperto sul tetto del tempio, e sistemate nel mezzo degli sfavillanti raggi del sole: essi erano “arrivati in Presenza di Ra”.
In quel tempo a Edfu si attivavano le processioni verso la necropoli e verso i santuari confinanti, e venivano presentate numerose offerte del raccolto. C’erano molti tipi di pane, carne arrosta di manzo e di anatra, e birra in abbondanza, assieme a latte, datteri, torte dolci, ed altre squisitezze. Durante le notti, Hathor rimaneva nel santuaroi del tempio di Edfu con Horus. Per dare gioia al ka di Hathor, un coro cantava meraviligose canzoni e giovani donne danzavano. I testi raccontano che “gli abitanti di Bahdet gioivano e producevano un allegro fracasso che raggiungeva i cieli”. Le descrizioni continuano accennando che l’odore della mirra poteva essere percepito da miglia di distanza, e la città era “adorna di faience, scintillante di natron e inghirlandata con fiori ed erbe fresche. I suoi giovani erano ubriachi, i suoi cittadini erano felici, le sue giovani fanciulle stupende da vedere; l’allegria e la gioia erano dappertutto in ogni quartiere. Non vi era modo di dormire in quel luogo fino all’alba.”
Attraverso tutto il perdurare di questa gioiosa celebrazione l’attenzione si concentrava sulla rigenerazione della vita, simboleggiata dal ruolo di Hathor come Netjer.t della Vita, nel suo matrimonio con Horus. Dopo quattordici giorni di festa, le attività si concludevano, la barca di Hathor con la sua Immagine navigava giù per il fiume con la corrente, le vele ripiegate, e ritornava a casa, nel suo tempio di Dendera.
"Grande Enciclopedia Illustrata dell'antico Egitto"(pag 171): "Ogni anno,con una solenne processione di barche sul Nilo,a Edfu veniva portata la statua della dea dell'amore Hathor per celebrarne le nozze con Horus al fine di attivare i ritmi annuali della fertilità nella natura e negli uomini e al tempo stesso per conferire al faraone,nel quale il giovane Horus si incarnava,il suo potere vivificante".Nove mesi dopo nasceva il figlio della coppia divina,il dio della gioia della musica Ihy.
Su "Egitto:la terra dei faraoni (Konemann editore,),si afferma che i templi di Edfu e di Dendera hanno la pianta simile proprio per stabilire un legame,anche architettonico,fra le due divinità e i due luoghi sacri.
Roberto Buongarzone,invece ("Gli dei egizi"-Carocci editore,pag 128):"Ogni anno la statua della dea Hathor, protetta nel suo sacrario,veniva posta su una nave sacra ("la grande d'amore") trascinata da 8 rematori. Accompagnata dalle imbarcazioni di numerosi pellegrini navigava sul Nilo verso sud per quasi 200 km fino ad Edfu,ricevendo le acclamazioni di quanti,lungo le rive,assistevano alla processione fluviale. La dea sostava lungo il percorso a Karnak e a Komir per far visita alle dee Mut e Anuki.A Edfu,il giorno dell'arrivo del corteo di Hathor, fervevano i preparativi:la statua di Horus veniva condotta fuori dal tempio e raggiungeva sulla sua barca sacra la cappella a nord della città dove avrebbe avuto luogo il primo incontro con la dea. Dopo la festa dell'accoglienza le due statue venivano condotte al tempio della città e trasferite nel santuario, dove, compiuto il rito del matrimonio (ierogamia), passavano la notte di nozze. Era il novilunio dell'undicesimo mese lunare dell'anno; il mattino seguente cominciava la vera e propria festa della città che durava per i 14 giorni della luna crescente. Al termine delle celebrazioni la dea Hathor tornava a Dendera, non senza aver salutato il suo sposo con un lungo e doloroso saluto di commiato. In questa festa avevano un ruolo speciale la musica e la danza, poste sotto la tutela della dea Hathor...Ihy, il dio bambino "suonatore di sistro", era venerato fin dall'Antico regno, come dimostra la costruzione, a Dendera, suo principale luogo di culto, di un tempio dedicato a lui ed alla madre Hathor da Snofru (pag.63).