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Il mio mondo
Sotto il manto della Dea, come ogni donna è mia sorella e mia figlia e mia madre,
ogni uomo deve essere per me padre e amante e figlio... Mi racconto
" Come si può descrivere la preparazione di una Sacerdotessa? Ciò che non è ovvio è segreto. Coloro che hanno percorso la stessa strada lo sanno, e coloro che non l'hanno percorsa non lo sapranno mai." amo
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Vieni e dai una carezza al mio gatto
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You are The High PriestessScience, Wisdom, Knowledge, Education. The High Priestess is the card of knowledge, instinctual, supernatural, secret knowledge. She holds scrolls of arcane information that she might, or might not reveal to you. The moon crown on her head as well as the crescent by her foot indicates her willingness to illuminate what you otherwise might not see, reveal the secrets you need to know. The High Priestess is also associated with the moon however and can also indicate change or fluxuation, particularily when it comes to your moods. What Tarot Card are You? Linkami
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Il sangue delle donne è potente, anticamente conoscevamo tutto il nostro potere isolavamo la nostra guerriera prima della battaglia isolavamo la nostra sacerdotessa per l'Opera isolavamo le donne nel plenilunio della loro Natura quando piena traboccava dall'oscurità il sangue che ci trasforma è energia il sangue del maschio è dolore il sangue del maschio è patire il sangue del maschio è morte il sangue della donna è potere il sangue della donna è trasformazione la canzone del nostro sangue è potente questa è la canzone del nostro sangue questa è la canzone del sangue nelle nostre vene questa è la canzone del nostro sangue trattenuto questa è la canzone del nostro sangue che si trasforma questa è la materia della nostra arte come la nostra vasaia impiega la sua argilla come la nostra atleta impiega i suoi muscoli e tendini come la nostra poetessa impiega le sue parole come la nostra carpentiera impiega il suo legno come la nostra tessitrice impiega il suo filo come la nostra maestra impiega la sua esperienza come la nostra madre impiega il suo sangue col suo sangue fa i bambini col suo sangue fa il latte questo è il sangue che promette il rinnovamento questo è il sangue che promette il nutrimento questo è il sangue che promette la vita (Poesia di Carol Erdman, da Vol.1 n. 2 di "Winter Solstice" in Woman Spirit riportata in "Della Luna" di Anne Kent Rush) Tanit, dea fenicia-cartaginese, chiamata anche BA'ALAT o ASTARTE rappresentava il volto del Dio BA'AL, personificazione del sole benefico. Il suo culto, portato dai Cartaginesi, grandi navigatori, si diffuse ampiamente nel Mediterraneo fin oltre le Colonne d'Ercole ed era nota anche a Roma dove fu chiamata Dea Caelestis.
Tanit era il nome dato dai Cartaginesi anche alla luna che cambia faccia a seconda delle sue fasi, pallida luminosa, invisibile. Pertanto esisteva come dea antitetica dell'Amore e della Morte, della Creazione e della Distruzione, della Tenerezza e della Crudeltà, della Protezione e dell'Inganno. Il suo simbolo, che è stato rinvenuto in moltissime colonie puniche era rappresentato dalla combinazione di un triangolo equilatero, una linea orizzontale ed un disco, quasi a rappresentare una rozza figura umana. Di Tanit sono state trovate numerose statuette che la rappresentano nuda con le mani che stringono i seni. Questo simbolo e le statuette non erano solo un'espressione artistico-religiosa, ma erano esposte nelle case come simbolo di fecondità. tratto da: http://www.roth37.it/COINS/Tanit/abstract.html immagine in http://digilander.libero.it/intercultura.sicilia/images/tanit.jpg
Il Labirinto originario, quello preistorico, quello cretese, detto unicursale è formato da un unica via che si intrica, si avvolge, e va verso un Centro, a cui si avvicina e da cui successivamente si allontana, ma che deve per forza raggiungere. E' una via lunga, faticosa, ma senza biforcazioni, crocicchi o cammini ciechi, senza incertezze e necessità di scelte; chi la percorre, una volta arrivato al Centro, si svolta su se stesso compiendo un arco di 180° e, ripercorrendo la via in senso inverso, sempre con difficoltà, esce all'aperto senza pericolo di perdersi. Il Labirinto, quindi, è la via che conduce all'interno di se stessi, verso quella sorta di Santuario interiore e nascosto nel quale si trova la parte più misteriosa della persona umana, che non può essere raggiunta dalla coscienza se non a seguito di lunghi giri (la spirale) o di una intensa concentrazione
VISITA INTERIORA TERRAE RECTFICANDOQUE INVENIES OCCULTUM LAPIDEM Uscire dal Labirinto richiederà sacrifici continui e costanti, almeno pari a quelli già sopportati per la conquista fatta, per come ci suggerisce il sinuoso percorso, esattamente uguale a quello già esplorato. Uscendo dal Labirinto si scopre la Verità. Si scopre che, dopo aver tutto esplorato, ci si ritrova al punto di partenza. Il punto di Partenza e d'Arrivo è Arianna e il filo altro non è che il Cordone Ombelicale che unisce l'Uomo alla Caverna Fondamentale, cioè all'Utero Materno, nel cui interno il bambino si trova in uno stato di beatitudine e di felicità che viene paragonato a quello del Paradiso ed al quale l'Uomo deve ritornare. Quello che vedete nella foto si trova nel giardino di una Sorella. E' stato inaugurato e consacrato il 23 giugno u. s. dopo diverse giornate non consecutive di lavoro comune. ![]() Ananta è il serpente primordiale che galleggia sull'oceano originario. Il suo nome significa infinito, eterno. Sulle sue spire avvolte dorme il dio Vishnu, dai cui sogni nascono gli universi. Ananta è un profondo simbolo della terza matrice, dell'energia potenziale che sostiene e manifesta la coscienza assoluta di Vishnu: quest'infinita eterna energia creativa si frammenterà nelle particelle atomiche che costituiscono l'universo ed hanno, come Ananta, vita infinita.
L'essere umano, vero microcosmo dell'universo, riflette in sé questa energia serpentina e la sua storia, che ciclicamente continua a ripetersi. La tradizione shivaita tantrica parla infatti di Kundalini, l'energia primordiale evolutiva che giace dormiente e nascosta alle radici inconscie dell'albero della conoscenza, alla base della colonna vertebrale. Come già accadde nell'universo esterno, anche in questo universo microcosmico interiore l'energia cosciente si può risvegliare dal profondo, oscuro sonno dell'inconsapevolezza e diventare creativa, luminosa e dinamica. Kundalini, il serpente dell'energia cosciente e risvegliata, sale su quest'albero interiore aprendo e illuminando al suo passaggio i canali e i chakra (i centri psicoenergetici interiori), fino a portarli alla loro piena maturazione con il risveglio dei chakra superiori, nella testa. Secondo la tradizione tantrica, il serpente Kundalini completa il suo risveglio interiore attraverso la riarmonizzazione e la sincronizzazione dei chakra, raggiunge così lo stato di illuminazione, e si riunisce al Brahman, l'energia cosmica superiore, attraverso un filo dorato che sale dall'apertura del settimo chakra verso il cielo, chiudendo il cerchio. E' interessante notare che il termine chakra significa ruota, spirale. Ancora una volta siamo in contatto con una delle infinite espressioni dell'energia intelligente che si manifesta come centro di energia vorticante su se stessa. Il concetto di evoluzione come risveglio armonico e unificante delle energie psicofisiche è alla base di ogni antica visione medica. Per questa ragione nelle tradizioni di ogni popolo e paese i guaritori erano di solito uomini di saggezza e di evoluzione superiore: la loro maggiore esperienza di armonia interiore era il fulcro stesso dell'intero processo di guarigione. Il caduceo ermetico, simbolo della medicina, ci ricorda la necessità di questo percorso interiore come strumento di salute globale. E' particolarmente interessante notare come questo simbolo si riallacci alla scoperta della natura ondulatoria dell'energia fisica. Il fotone e l'elettrone, che stanno alla base di ogni energia elettromagnetica, hanno una natura energetica ondulatoria anche se appaiono esternamente come corpuscoli "solidi" o materiali. Questi "pacchetti d'onda" sono senza dubbio simboli perfetti dell'energia serpentina. tratto da: http://digidownload.libero.it/maloca/DRAGONDEA I miti antichi sull'albero e sul serpente non contengono traccia di peccato! Nei sigilli sumeri raffigurati non vi è alcun segno di collera o minaccia divina, non c'è alcun senso di colpa nel godere dei frutti dell'albero. Il segreto della vita è lì, come un frutto, nel santuario del mondo, pronto ad essere colto, e viene offerto senza riserve a qualunque mortale cerchi di attingervi con il profondo rispetto e la venerazione di chi cammina sul suolo sacro, al cospetto della divinità.
La nascita dell'accezione moderna del senso del peccato nasce secondo molti studiosi con l'invasione ariana. Prendiamo come esempio il più famoso dei miti ariani dell'albero: il mito della genesi del giardino dell'Eden; secondo Joseph Campbell, uno dei più rinomati studiosi di mitologia del nostro tempo è un falso "storico", letteralmente inventato dagli antichi ebrei dopo la loro conquista del popolo dei Cananei, che adoravano l'albero, il serpente e la Dea Madre. Gli ebrei, portatori di un Dio maschile e unico, invece di tollerare le credenze religiose del popolo di Canaan, come in parte fecero gli ariani dell'India e della Grecia, crearono un contro-mito per demolire alla base i loro simboli sacri e così fiaccare la forza che univa spiritualmente il popolo da loro assoggettato. L'albero, che dispensa i frutti sacri a chi vuole diventare saggio e unirsi alla divinità dell'esistenza, diventa un Tabù: Dio non vuole che l'essere umano conosca il bene ed il male (ma che intelligenza e bontà può mai avere un padre che nega ai propri figli la conoscenza del bene e del male?). La donna, fonte di dolcezza e fertilità, diventa ora la causa prima del peccato originale, che ricadrà come un destino crudele sull'intera umanità! Il serpente, simbolo di saggezza, sessualità ed elevazione, si trasforma in demonio, creatura di Satana, venuto a tentare e a creare sofferenza. L'uomo resta passivo in questa storia, viene trascinato dagli eventi ma, di fatto, non essendo sua la colpa, il figlio di Dio rimane il più amato, il prescelto dal Padre Celeste. I valori positivi di questo antichissimo mito comune a tutta l'umanità preistorica vengono così invertiti, rovesciati, con evidenti e terribili danni all'evoluzione psichica profonda e spirituale dell'intera umanità. Se l'inconscio, come aveva intuito Jung, comunica per simboli, il rovesciamento simbolico di una delle verità fondamentali sulla logica dell'evoluzione interiore diventa il blocco primario all'evoluzione umana. Demonizzando l'energia sessuale, l'energia femminile e la trasformazione interiore per raggiungere stati superiori, si crea una fortissima barriera contro ogni tentativo individuale di evoluzione interiore. Il mito ebraico sfortunatamente soppiantò quello antico e da migliaia di anni la nostra cultura occidentale è stata avvelenata da un falso mito, che ha sicuramente contribuito a creare inconsci sentimenti di rifiuto nei confronti delle donne, degli aspetti femminili e della libera ricerca ed evoluzione spirituale. Questa inversione dei simboli ricorda quanto avvenne quando i nazisti in Tibet si impadronirono dell'antichissima svastica, simbolo del potere cinetico dell'energia vitale, e con drammatica inconsapevolezza ne rovesciarono il senso, non tanto topologicamente, infatti in alcune tradizioni il senso di rotazione della svastica può essere sia a destra che a sinistra, quanto spiritualmente, poiché forzarono il potere universale, amorevole e unitivo dell'energia intelligente nella direzione opposta dell'egemonia, del razzismo e dell'elitarismo. I risultati di questa duplice inversione dei miti e dei simboli originari appare evidente ad ogni libero osservatore. I simboli archetipici hanno una loro profonda saggezza e sono in profonda sincronicità con il Dharma, la legge armonica dell'esistenza. Questa è la nostra stessa legge e la vera saggezza che gli antenati più illuminati ci hanno tramandato. A noi sta ora il compito di recuperare queste leggi analogiche dell'esistenza e riutilizzarle per il bene comune individuale. da: http://digidownload.libero.it/maloca/DRAGONDEA.HTML Io sono Iside, la signora di ogni terra, e sono stata istruita da
Hermes e con Hermes ho inventato lettere, sia le sacre sia le demotiche, per modo che tutte le cose possano essere scritte con gli stessi segni. Io ho dato e prescritto leggi per gli uomini che nessuno è in grado di mutare. Io sono la figlia maggiore di Crono. Io sono moglie e sorella di re Osiride. Io sono colei che trova frutti per gli uomini. Io sono madre di re Horus. Io sono colei che sorge nella stella canicolare. Io sono colei che è chiamata dea dalla donne. Per me è stata costruita la città di Bubasti. Io ho diviso la terra dal cielo. Io ho mostrato i sentieri delle stelle. Io ho ordinato il corso del sole e della luna. Io ho inventato i traffici del mare. Io ho fatto forte l'uomo. Io ho unito donna e uomo. Io ho prescritto alle donne di dare nascita ai loro infanti nel decimo mese. Io ho prescritto che i genitori debbano essere amati dai figli. Io ho imposto punizioni per coloro che non nutrono naturale affetto per i loro genitori. Io con mio fratello Osiride ho posto fine al divoramento di uomini. Io ho rivelato misteri agli uomini. Io ho insegnato agli uomini il modo di onorare immagini degli dei. Io ho consacrato i recinti degli dei. Io ho infranto i governi dei Titani. o ho posto fine agli assassinii. Io ho costretto le donne ad accettare l'amore degli uomini. Io ho reso il diritto più forte dell'oro e dell'argento. Io ho ordinato che il vero debba essere ritenuto bene. Io ho inventato i contratti di matrimonio. Io ho assegnato a greci e barbari i loro linguaggi. Io ho fatto sì che il bello e l'immondo siano distinti per natura. Io ho prescritto che nulla sia più temuto di un giuramento. Io ho consegnato colui che trama il male contro altri nelle mani di colui contro il quale ha complottato. Io ho stabilito punizioni per coloro che praticano ingiustizie e ho decretato il perdono per i supplici. Io proteggo i giusti guardiani. Con me il diritto prevale. Io sono la regina dei fiumi, dei venti e del mare. Nessuno è tenuto in onore a mia insaputa. Io sono la regina della guerra e del fulmine. Io sconvolgo il mare e lo calmo. Io sono nei raggi del sole. Qualsiasi cosa io voglia, essa avrà fine. Con me ogni cosa è ragionevole. Io libero coloro che sono in ceppi. Io sono la regina della navigazione. Io rendo il navigabile non navigabile, quando io lo voglia. Io ho creato mura di città. Io sono detta la legislatrice. Io ho portato isole alla luce. Io sono signora delle tempeste. Io vinco il fato. Il fato mi obbedisce. Salve, Egitto che mi hai nutrito. Fonte: Frederick C. Grant, Hellenistic Religion: The Age of Sincretism, Liberal Arts Press, Bobbs-Merrill 1953. Oh Toi, Sombre et Douce Mère
Toi qui a engendré tout ce qui a été, tout ce qui est et tout ce qui sera Toi qui a suivi telle une ombre toutes les épreuves et les joies de ma vie Toi qui dispense à ton gré Vie ou Mort, Bonheur ou Malheur, Épreuve ou Récompense. A Toi qui souffre aujourd'hui de la bêtise et de la cupidité de tes enfants Qui n'ont pas su se souvenir des enseignements que tu leur avais prodigués Et qui en récompense de la vie que tu leur a accordée, ne t'ont payer en retour que par des blessures et des souillures. A Toi, qui malgré les balafres que t'ont laissées tes fils, reste à mes yeux la plus belle, la plus grande et la plus aimante A Toi qui reste mon Étoile, même lors de tes colères et de tes fureurs A Toi que j'aime, à la fois Sombre Mère et Grande Déesse A Toi dont le visage si doux est sans âge, et dont le regard s'est posé de nombreuses fois sur moi avec tendresse, Parfois avec tristesse lorsque mes pas me portaient vers la haine plutôt que vers l'amour A Toi qui sans relâche m'a ouvert les bras, sans faillir une fois Lorsque arrivant jusqu'à toi, pantelante, j'étais venue chercher dans ton sanctuaire un peu de repos après chaque bataille A Toi qui m'a rattrapée, bien des fois, au bord du gouffre Lorsque les combats de mon esprit contre les Voiles avaient détruit en moi jusqu'à l'espoir A Toi dont les bras m'ont servi si souvent d'asile lorsque la mort et la folie me guettaient A Toi dont l'amour et la tendresse ont ravivé si souvent en moi l'étincelle que je croyais éteinte A Toi dont la Lumière a si souvent apaisé mes angoisses et mes peurs A Toi aujourd'hui je dédie chacune de mes joies et chacun de mes plaisirs Mais aussi chacune de mes épreuves et de leurs leçons Afin que nos esprits, plus proches enfin, deviennent chacun une part de l'autre. http://www.paganguild.org/aubeseptiemelune/pensees/morigane/hymne.htm |
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